STORIA

Porta San Donato - Storia Un’antica leggenda narra che in una sciagurata notte del 1237 una piccola comunità di pastori e contadini, radunata nel villaggio di Gualdo in Valdigorgo, fu sterminata da un terribile incendio appiccato da una strega di nome Bastola, inviata dai vicini abitanti di Nocera. La caccia alla donna malefica, messa in atto subito dopo dai gualdesi sopravvissuti, sortì il suo effetto, conducendo la sciagurata in catene sul rogo perché espiasse così i propri peccati alimentati dal demonio. Lo stesso giorno di quel 1237 i corpi straziati dei Gualdesi bruciati ricevettero pietosa sepoltura nel camposanto della vicina Abbazia di San Donato, che aprì le porte della sua clausura alla comunità superstite, dando ad essa il primo ristoro. Negli anni a seguire Gualdo sarebbe risorta dalle sue ceneri su un colle di fronte all’antica Abbazia detto “di Sant’Angelo”, dove tuttora si trova.

E’da questa leggenda che nasce la storia del popolo di Gualdo Tadino e quella, nello specifico, della comunità di Porta San Donato che proprio dall’antica abbazia benedettina prende il nome.

Fondata nell’XI secolo dai Conti di Nocera in zona detta “della Valle Alta”, all’imbocco dell’orrida Gola della Rocchetta, bagnata dal fiume Feo, l’abbazia fu dotata dai suoi fondatori di grandi patrimoni: campi, prati, boschi, orti, molini, fornaci per laterizi e case, tanto da essere un vero e proprio potentato economico e religioso. Non a caso, nel 1254 il Ducato di Spoleto incaricò l’abate di San Donato per ammonire il vescovo di Gubbio Jacopo reo di cattiva condotta.

Dell’antica costruzione oggi restano alcuni frammenti di fabbricato in bella pietra squadrata in alcune abitazioni della Valle Alta, mentre la chiesa e il monastero, divenuto nei secoli dipendenza dell’Eremo romualdino di Santa Croce di Fonte Avellana, furono trasferite nel 1296 all’interno delle mura della nuova Gualdo sul Colle Sant’Angelo. Quest’ultima chiesa è ancora esistente in Corso Piave e conserva la lapide di fondazione: 25 aprile 1296 sotto il pontificato di Papa Bonifacio VIII.

Al Papa sono legati i colori (giallo e bianco) come anche il simbolo araldico che l’associazione Porta San Donato ha adottato come simbolo di appartenenza dei propri portaioli: una mitra vescovile con le chiavi di San Pietro, attributo del Papa in qualità di vescovo di Roma. Tale effige è ripresa dallo stemma che campeggia sulla sommità della porta delle mura civiche duecentesche, la cui costruzione fu finanziata direttamente dall’imperatore Federico II di Svevia. La porta urbica, una delle quattro costruite e delle tre rimaste in piedi, guarda verso la Valle Alta, in un simbolico dialogo a distanza con i resti dell’antica abbazia dell’XI secolo che le diede il nome e che senza alcun dubbio può ritenersi la culla e madre del popolo giallo bianco.

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